lunedì 30 gennaio 2017

Photoshop non ti conosco, obbrobrio non ti temo, Paint ti amo 30 gennaio – 5 febbraio


Buongiorno gente!
Oggi mi sento carica, ma così carica che, guardate, carica così non lo sono mai stata. No, non è vero. Non sono carica per niente. Accuso una certa presenza vicino alla tonsilla sinistra, forse mi sto ammalando e se è così non posso sopportarlo: già stata male con l'influenza quest'inverno eh, un'altra non ce la voglio, proprio no.
Intanto la mia vita prosegue come sempre, sto cercando di fare il possibile per organizzare le mie giornate ma con scarsi risultati. Inutile dire che non sono organizzata come una colonia di formiche, anzi. Basta in realtà mettere piede in camera mia per venire travolti da un'ondata di disordine e cose. E dire che ho tre cose in croce qui a Barcellona, se ce ne avessi di più verrei accolta da una valanga ogni volta che varco la porta, altro che ondata. Già me la immagino la valanga di vestiti che normalmente sposto da una parte all'altra, quelli che sono troppo puliti per finire in lavatrice ma troppo sporchi per essere messi di nuovo nell'armadio e così passano le loro giornate a fare avanti e indietro tra la sedia e il letto per poi finire, inesorabilmente, in lavatrice, circa un paio di giorni dopo. Eh lo so, la vita dei vestiti né sporchi né puliti è proprio dura.
Ma basta parlare di me che ogni volta sto qui e monopolizzo la scena, parliamo di ciò che possiamo trovare in libreria questa settimana!

Ecco, questa tipa che vediamo qui è sicuro la sorella gemella. Il balcone è lo stesso, ma per l'occasione abbiamo cambiato parte della Contea di Bilbo Baggins: lì c'era la distesa di prati, qui invece c'abbiamo un fiume con una piccola barchetta che fa tanto Cina imperiale.
Mi auguro che 'sta ragazza sia seduta su uno sgabello che non si vede perché, altrimenti, gente io ve lo dico, stare con una gamba alzata e piegata e, quindi, in equilibrio su un piede, solo per fissare il proprio sguardo su un pacchetto regalo... Cioè, sarà sicuramente una posizione di yoga 2.0 per raggiungere chissà quale status di tranquillità mentale, ma la fatica? La fatica? Ne vogliamo parlare?
Sarà una cosa tipica dell'Indocina francese del 1952 (l'ambientazione del libro), insieme al cielo rosa, giallo, lilla e azzurro e le colline verde evidenziatore Stabilo. Noi non c'eravamo e non possiamo dire il contrario. Possiamo dire, però, che l'altezza di quella recinzione non è sicura: se ti sbilanci mentre pratichi lo yoga 2.0 guardando un pacchetto regalo è la tua morte. L'acqua ai bordi me pare pure un tantino verde melma, io un bagno non me ce lo farei (così, pe' dì). Nicole (così si chiama, ci dice la scheda), dai retta a me, cambia sport.
La storia, comunque, è che Nicole c'ha dei problemi irrisolti con la sorella Sylvie, c'è il commercio della seta, lei però lavora in un vecchio negozio polveroso, non le piace il suo mestiere, però è innamorata di un ricco americano Mark ma poi conosce Trân, un ribelle vietnamita, e allora che dici, me tengo l'americano o faccio yoga 2.0 versione poporno con Trân? So' scelte impegnative Nicole, quando vuoi parlà ci trovi qui eh.

6 cose impossibili dici eh? Sicuri siano solo sei? Perché la settima è guardare questa copertina senza svenire, santo cielo. Ma cosa è successo in redazione? Erano tutti strafatti di speed? Non c'è 'na cosa che funziona in questo ammasso di cose appiccicate male con Paint.
L'ottava cosa impossibile è quella specie de tiara che a una certa sparisce sulla destra (?? ma in che senso? Perché?), per non parlare della coccinella di legno e plastica appiccicata lì, senza senso (oltre a essere terribile, veramente terribile).
Un occhio lilla e l'altro rosa (inquietante eh), i brillantini che non si sa da dove escono fuori, la mancanza di senso del tutto. Ma lo vedete il fiore rosso sulla destra? Lo vedete? Io è meglio se non lo guardo, è così brutto che rischio un infarto.
Questa volta però non è colpa di Newton Compton perché questo capolavoro è opera della Harry N. Abrams e noi sappiamo perché Newton Compton ha deciso di mantenerla invariata. Perché? Ma perché rispettava tutti gli standard del mal fatto che normalmente piacciono tanto, ovvio. Che domande!
Comunque, pare che Alyssa – dice la scheda – sia riuscita a entrare nella tana del coniglio e che ormai abbia il controllo della propria vita (ma manco tanto, se scegli tu stessa de conciatte così, tesò, era meglio se te controllava qualcun altro) e che in questa serie di racconti farà un viaggio nel suo passato, nel presente, nel futuro e se j'avanza tempo se ferma pure alla Rinascente a rifasse il guardaroba.

Se mi lasci ti licenzio? Come scusa? Ma che è, una minaccia? Questo è chiaramente un libro che tratta il tema, orribile ma purtroppo molto vero, del mobbing, giusto? 
E lei viene presa in giro dai colleghi perché indossa delle ciavatte che neanche la Inblu nella collezione dedicata alle nonne eh (e comunque non ci stanno con quei pantaloni, fattene una ragione, tesò).
Purtroppo no, a quanto pare Se mi lasci ti licenzio narra la storia di Adam che a 22 anni ha già fatto carriera. Cioè, normalmente ti laurei e fai uno stage gratis – o quasi – in un posto di merda facendo fotocopie, invece Adam manco aveva finito di consegnà la tesi in segreteria che già era a capo di un'azienda. Va bene, tutto molto credibile. Comunque, l'azienda è proprietaria di un famoso sito d'incontri ma Adam non sogna di far accoppiare la gente (per quello c'è Tinder, hai ragione), sogna piuttosto di diventare produttore cinematografico e per farlo ha bisogno di un grosso finanziamento (ma n'era già ricco?). A interessarsi al progetto, ci dice la scheda, è un ricco magnate che però decide di mandare la figlia, Alison, a lavorare nell'azienda di Adam (ma perché? Che c'entra con il diventare produttore cinematografico? Quindi se Adam c'avesse avuto un panificio ma sognava di diventare pornoattore, qualcuno mandava le attrici a fà le cassiere al panificio? Mah). Così Alison indossa quelle orribili scarpe e va da Adam, ma l'attrazione è così forte che insomma alla fine saranno amici, amanti, colleghi etc etc. La cosa importante però è: ma quella moquette è macchiata? Oddio che schifo. 



Per questa puntata è tutto, vi auguro una settimana all'insegna dello yoga 2.0 e un buono regalo da spendere sul sito di Inblu ma solo per comprare scarpe di merda! Al prossimo lunedì. 

8 commenti:

  1. Oddio no, la moquette macchiata no...
    😂😂😂😂😂

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    1. Capisci lo schifo? Mamma mia, gli incubi.

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  2. >>Inutile dire che non sono organizzata come una colonia di formiche, anzi.

    OHOHOH!
    *sigh*

    Vabé, manco da commentare la bruttitudine delle cover, ma l'ultimo titolo mi fa un tantinello rabbrividire D:

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    1. Eh, mi piacerebbe un sacco essere organizzata come una colonia di formiche. A te no? Sigh.

      Se mi lasci di licenzio è terribile, terribile.

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  3. Ma ancora Alyssa e la sua versione del Paese delle Meraviglie?! Già secondo me era eccessivo farne una trilogia... adesso arrivano anche i racconti. Ma anche un po' basta :-)

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    1. Alyssa te la sogni la notte, di' la verità.

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  4. Quando vedo le cover della NC mi sento sempre un po' male, ma questa volta anche la Fabbri Editori non scherza XD

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    1. La moquette macchiata, la moquette macchiata! Che schifo.

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