martedì 31 gennaio 2017

Elementare, cowboy, Steve Hockensmith – recensione

Vi ho già anticipato, da qualche parte che, insieme alle blogger del Book Bloggers Blabbering, è partito un nuovo progetto, il BBB Indie Café. Cos'è? Un'iniziativa durante la quale ogni mese sarà dedicato a una Casa Editrice in particolare. Gennaio è il mese dedicato a CasaSirio, una casa editrice che ho conosciuto qualche tempo fa e di cui mi sono innamorata (i capelli di Martino e la sua innata simpatia, be', che dire, mi hanno stregata).

Adocchiato al Salone Internazionale del Libro di Torino dello scorso anno, ma acquistato successivamente a causa della cospicua mancanza di fondi e per colpa della valigia che pesava già un quintale e mezzo, ho avuto il piacere – e la tranquillità – di leggere Elementare, cowboy solo adesso. I motivi sono tanti e i più disparati ma sono contenta, per una volta, di essere affetta da quel fenomeno che in Giappone prende il nome di Tsundoku (l'accumulo sconsiderato di libri da leggere). Perché? Perché così è più probabile che legga il libro giusto al momento giusto, avendolo già acquistato.
Con Elementare, cowboy è successo proprio così: divorato sul treno che tutti i giorni mi portava in quel freddo paesetto che è Sant Cugat – nella provincia di Barcellona –, mi ha fatto non solo viaggiare nel tempo, ma anche riscaldare dentro. Sì, perché la copertina arancione, i toni caldi e scherzosi, i capelli rosso fuoco dei fratelli Amlingmeyer e la polvere del West non possono far altro che accompagnare le tue giornate rendendole migliori. Soprattutto se, come me, si è costretti a prendere un treno che puzza di circo (true story) per dirigersi in un posto freddo e triste per andare a lavorare.


È il 1893 e siamo in America, nel polveroso Montana, in compagnia dei due fratelli Gustav e Otto Amlingmeyer. Gustav, fratello maggiore, è più conosciuto come Old Red mentre Otto, fratello minore, è soprannominato Big Red per via della sua stazza. Old Red e Big Red, dopo aver perso la propria famiglia a causa di una serie di orribili disgrazie, sono costretti a cercare un impiego che gli permetta di mantenersi. Gustav, analfabeta ma gran lavoratore, e Otto, capace di leggere, scrivere e fare i conti, si ritrovano così a candidarsi per un lavoro presso il Cantlemere Ranche, conosciuto da tutti come Dollaro Barrato, un ranch che non possiede una reputazione esattamente positiva.

Il Montana può rivelarsi un luogo difficile in cui vivere, soprattutto grazie alla sua vicinanza geografica con il Canada che non gli garantisce sempre un clima steppico. Ce lo confermano le parole Big Red, nell'incipit del romanzo, che vivere nel West non è ciò che si può considerare una tranquilla e spensierata passeggiata.

«Nel West ci sono due cose dalle quali proprio non puoi scappare: la polvere e la morte. È come se danzassero insieme nel vento e non puoi mai sapere quando una folata leggera ti soffierà in faccia l'una o l'altra».

Proprio a causa di un inverno molto duro, quello del '86-'87, che aveva provocato una terribile moria di vacche, diversi "Baroni della carne" della zona erano stati costretti a vendere i propri ranch. Il Dollaro Barrato, invece, aveva resistito alla moria e, rimasto operativo, aveva deciso di effettuare un cambiamento. I proprietari, dopo aver licenziato il vecchio amministratore, ne assunsero uno nuovo che decise di liberarsi del vecchio ranchero e di mettere il Cantlemere Ranche nelle mani dei non esattamente proprio fratelli McPherson.
Al Dollaro Barrato, però, c'è qualcosa che non torna, che non funziona come dovrebbe. Innanzi tutto il numero di impiegati: un ranch di quelle dimensioni ha bisogno di una considerevole forza lavoro per andare avanti e i fratelli Amlingmeyer si accorgeranno subito che l'esiguo numero di cowboy all'interno della proprietà non è neanche lontanamente sufficiente per portare a termine la grande mole di lavoro. Inoltre, sembra strano che, senza una vera selezione, i McPheron decidano di assumere un gruppo di cowboy incontrati in un bar.

I conti non tornano, soprattutto per Old Red che, nonostante non sappia né leggere né scrivere, non riesce ad accettare di essere soltanto uno sporco, ignorante e stolto cowboy. Per questo, e un po' anche perché non può che avvertire un senso di inferiorità intellettuale verso il fratello più piccolo, ha sempre cercato di affinare la propria intelligenza e le proprie doti deduttive. Come? Appassionandosi alle indagini di Sherlock Holmes, l'investigatore inglese più famoso del mondo, e chiedendo al fratello minore di leggerne le avventure ad alta voce. E quella di Old Red è più di una semplice passione; è più una sorta di divinazione proprio perché Conan Doyle è ciò che permette a Gustav di migliorarsi e di non essere intrappolato nella condizione di "americano medio". Non a caso, quando Big Red parla della passione del fratello, la paragona più a una religione che a una semplice ammirazione:

«Molte persone credono in Dio. Gustav crede in Sherlock Holmes».

Quando qualcuno, all'interno del ranch, perderà la vita in strane circostanze e quando i proprietari faranno la loro comparsa al Dollaro Barrato, Old Red avrà la conferma che qualcosa non va esattamente come dovrebbe andare e darà inizio alle indagini, improvvisandosi investigatore.
Ciò che rende interessante questo romanzo, però, non è l'ambientazione western o la serie di omicidi che lo rendono un giallo (ben riuscito, tra l'altro), no. Ciò che davvero rappresenta la forza di questo libro è, piuttosto, la plausibilità che Steve Hockensmith è riuscito a donare al suo romanzo.
Non è semplice raccontare la storia di un mandriano ignorante e del suo permaloso fratello nelle vesti di un improvvisato investigatore e dell'insostituibile dottor Watson e renderla tremendamente plausibile e ben architettata. Hockensmith, invece, grazie anche a una trama ben architettata e a un intreccio narrativo ben costruito, riesce ad avvolgere completamente il lettore fornendogli alcuni indizi per accompagnarlo, pagina dopo pagina, durante le investigazioni di Old Red.
La scrittura fresca, ritmata e colloquiale rende la lettura scorrevole e piacevole, soprattutto grazie a battute e insulti in tipico stile western che non mancano di regalare al lettore sorrisi e, alcune volte, anche qualche risata. L'ambientazione è ricostruita con precisione, gli abiti e gli ambienti descritti con minuzia e attenzione, tanto da farmi pensare, alle volte, che quel treno non mi portasse a Sant Cugat ma che mi accompagnasse in un viaggio nel tempo, verso il polveroso e selvaggio West degli ultimi anni dell'800. Grazie Steve Hockensmith per aver reso meno monotoni i miei viaggi in treno. 

Titolo: Elementare, cowboy
Autore: Steve Hockensmith
Traduttore: Alessandra Brunetti, Nicoletta Chinni, Martino Ferrario
Editore: CasaSirio
Prezzo:18 €
Pagine: 415
Il mio voto: 4 piume
Maggiori informazioni: scheda sul sito di CasaSirio

Nessun commento:

Posta un commento